terrerare_openmuseum

CLIFFORD SIMAK (PT.6): VARIAZIONE SUL FANTASY


Pellegrinaggio incantato (1975) è prossimo alla fine della carriera di Clifford Simak, e ben rappresenta la sua idea di “fiaba fantasy” con elementi fantascientifici e una forte attenzione umanistica. Un bizzarro gruppo di pellegrini (tra cui uno studioso e alcune creature incantate) si mette alla ricerca di una fantomatica biblioteca attraversando terre insidiose. A motivarli è la sete di conoscenza, la scoperta di nuovi orizzonti, il ripudio della banalità quotidiana, e non da ultimo l'amore, inteso sia in senso classico sia come fratellanza universale (che in questo romanzo viene dichiarata esplicitamente). Insomma le motivazioni tipiche della ricerca simakiana, messe in scena sotto forma di situazioni e personaggi simbolici. Non manca nemmeno la figura del robot, o meglio dell'automa, dotato dell'astuzia logica necessaria a salvare la situazione, al contrario degli umani che la mettono a repentaglio.
A sostenere la vicenda di Pellegrinaggio incantato (e a prelevarla dal semplice ambito fantasy per collocarla nel più vasto spazio della fantascienza) c'è un elemento profondamente radicato nella poetica simakiana: l'idea di mondi paralleli, ciascuno dei quali evolutosi indipendentemente e all'insaputa degli altri (ricordate L'anello intorno al Sole?) L'autore si interroga sul confronto tra il nostro mondo, definito dalla tecnologia, e il mondo magico dove si svolge la vicenda, con l'aggiunta nel finale di una terza parte, ovvero la saggezza superiore di un'intelligenza sconosciuta (ricordate Oltre l'invisibile?)
Basta questo per capire che, nonostante la bizzarra e inconsueta forma fiabesca, la poetica di Simak è presente al cento per cento, riproponendo e trasformando i suoi punti cardine. Il cuore di questo libro non sta tanto in una riflessione distaccata dal suolo di utopia e moralismo, quanto nell'esaltazione dei due concetti che muovono l'universo: la conoscenza e la condivisione.



Là dove alberga il male (1982) è il terzultimo romanzo di Simak nonché quello più apertamente fantasy, ultima tappa della rosa di capisaldi simakiani che ho letto in questo percorso cronologico alla scoperta di questo grande autore.
La storia di Là dove alberga il male è una tipica quest, con un amuleto da scoprire e nemici malvagi da combattere. L'ambientazione, un mondo dove l'Impero Romano confina con terre dominate dal Male, può far pensare subito a una delle realtà alternative care all'autore, in questo caso vicina all'ucronia. Sul contesto non vengono offerte molte spiegazioni: è proprio nell'idea di un mondo che ci viene presentato come fine a se stesso, un mondo inerziale dove non c'è evoluzione, né futuro, che risiede la morale della storia.
Delle tematiche simakiane ritroviamo la giustapposizione tra magia e scienza, tra Bene e Male, nonché la labilità dei confini e il loro inevitabile intrecciarsi. Abbiamo personaggi provenienti da varie estrazioni, mentre sono assenti i paesaggi rurali, rimpiazzati dalle tinte fosche delle foreste e delle paludi. Il romanzo è soprattutto visivo, come un film che scorre, e non è paragonabile alle opere precedenti, né per storia (più naif e senza un climax davvero importante) né per contenuti (è un Simak "impoverito", per così dire).
Là dove alberga il male è una fiaba d'autore, tarata per un pubblico adulto, ricca di consapevolezza e disillusione, ma questo è anche il limite che non la rende una lettura essenziale nella bibliografia simakiana.

Commenti