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CLARKE: ODISSEA NELLO SPAZIO, 2001-3001 (LA SAGA)


Partendo dal suo precedente racconto La sentinellaArthur C. Clarke ha assemblato il romanzo 2001 Odissea nello spazio mentre lavorava con Stanley Kubrick al famoso film. Sono pochi i dettagli che si discostano tra libro e film proprio in virtù della sinergia con cui sono nati.
La peculiarità del film di avere pochi dialoghi e una grande componente visiva è stata trasferita anche al libro, compatibilmente con la diversità tra i due mezzi. Clarke narra “dall'alto” e osserva i protagonisti come se indagasse le cavie dentro al suo labirinto. Pochi i dialoghi, dunque, che rendono il libro - specie nella prima parte - un po' pesante ma non meno affascinante. La potenza delle immagini è sicuramente un pregio del mezzo cinematografico e di un maestro come Kubrick.
Anche il romanzo divide la storia in più parti. Comincia dalla prima apparizione del monolito tra le scimmie antropomorfe, emblema dell'acquisizione di una coscienza superiore, o del contributo di una civiltà aliena alla creazione dell'umanità, che sarebbe quindi di fatto la manifestazione di un Creatore. La prima parte fornisce la chiave di lettura dell'intera opera. Si continua con l'indagine sui limiti razionali ed “etici” dell'intelligenza artificiale Hal 9000, fino a concludere con la scomparsa dell'astronauta Bowman dopo l'incontro finale con il monolito.
Anche Clarke fornisce un epilogo visionario e interpretabile in modi diversi, ma sembra suggerirci più marcatamente rispetto al film che Bowman si sia elevato a uno stato superiore di materia/energia, svelando parte del mistero del monolito, presupposto su cui Clarke svilupperà poi 2010 Odissea due.
L'obiettivo di Clarke è fornire l'ipotesi di una risposta alla domanda suprema: da dove proveniamo e com'è possibile che esistiamo in quanto esseri autocoscienti. La sua narrativa cede al fascino dei tecnicismi per sottolineare l'importanza della tecnologia nel progetto di conquista delle frontiere ancora inesplorate, come lo spazio. Ma, nelle opere migliori, è anche avvezza a questo genere di interrogativi universali: per esempio Incontro con Rama e, in parte, La città e le stelle affrontano tematiche simili.
2001, certamente anche grazie all'impatto che ha avuto Kubrick sulla sua genesi, rappresenta l'apice dell'indagine escatologica di Clarke e, in generale, una delle migliori opere di fiction sul tema.

 
In 2010 Odissea due (1982), Clarke fornisce una spiegazione ai fatti di 2001 proseguendo così la vicenda dell'umanità, per come l'autore la vede protagonista della sua visione del futuro. Il romanzo ha una forma narrativa migliore del predecessore ed è più lungo.
L'essere in cui Bowman si è trasformato rivela l'intenzione delle entità superiori di “tutelare” lo sbocciare della vita nell'universo. Se da un lato perdiamo il misticismo e il senso di ignoto che permeavano il primo libro, dall'altro guadagniamo un intrigante sviluppo narrativo. L'epilogo è forse la parte meno interessante in quanto Clarke si spinge troppo in là nel futuro, a 20.000 anni da oggi, per dirci quello che, in realtà, avremmo preferito immaginare.
Pur essendo figlio dei suoi tempi (specie nello scenario geopolitico tra Stati Uniti e Russia), Odissea due ha un ampio respiro ed è un ottimo esempio della portata che raggiunge la visione fantascientifica di Clarke. Poco dopo l'uscita, ne è stato ricavato anche un valido film, 2010 L'anno del contatto, con la regia di Peter Hyams.

Come si suol dire, il troppo stroppia. Il terzo volume della saga, 2061 Odissea Tre (1987), ha davvero poco da spartire con i due predecessori.
Lo stile descrittivo all'eccesso, privo di dialoghi, tradisce la mancanza di sostanza. La vicende si dividono tra una missione sulla Cometa di Halley (che prende spunto dal passaggio ravvicinato alla Terra che la cometa ha fatto a metà degli anni '80) e una spedizione di salvataggio di un'astronave caduta su Europa, dove l'avevamo lasciata in 2010, culla di una probabile nuova forma di vita.
Europa si rivelerà una fonte di risorse talmente ricca in grado di sconvolgere il futuro della civiltà umana, il loro benessere economico e sociale. Nemmeno il ritorno del protagonista aggiunge nulla a una storia debole in cui non rimane nulla della mitologia e delle riflessioni all'origine della saga.

 
3001 Odissea finale (1997) tenta di dare un'ultima risposta, un epilogo definitivo, al mistero dei monoliti. Ormai assodato che si trattava dei veicoli di una misteriosa intelligenza aliena, qui si rivelano una possibile minaccia: se le forme di vita nel sistema solare non si rivelano all'altezza, come viene lasciato intendere, questo essere superiore deciderà di porvi fine. Il protagonista è Poole, il compagno di Bowman nella prima missione in 2001, che viene ritrovato e riportato in vita grazie alle tecnologie del quarto millennio. L'arma i terrestri decidono di impugnare per far valere il proprio diritto di esistere è nientepopodimeno che... un virus informatico all'ennesima potenza.
Clarke dà il meglio di se raccontando l'esplorazione della civiltà del 3000 da parte del “profugo” Poole. Forse avrebbe potuto costituire un libro a sé, perché tutto il resto sembra agganciarsi forzatamente alla saga e lascia francamente insoddisfatti (per quanto la costruzione del romanzo sia nel complesso migliore rispetto a 2061). Clarke, che scrive a metà degli anni '90, è affascinato dalla rivoluzione informatica e ne fa un argomento centrale del romanzo. In questo senso, tra tutti è sicuramente quello che più si avvicina all'attualità, e vi troviamo qualche bella intuizione. Purtroppo però questo non è sufficiente a fornire un'ossatura degna all'epilogo dell'Odissea, almeno per com'era iniziata nei primi due volumi, che di fatto rimangono gli unici due imprescindibili. 


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