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PHISH: A PICTURE OF NECTAR (1992) ESPANSIONE DI STILE



Pubblicato nel febbraio 1992, A Picture Of Nectar è il primo album inciso direttamente per una major discografica, l'Elektra Records, con cui i Phish firmano un contratto nel novembre 1991. Le registrazioni dell'album tra giugno e agosto 1991 a Burlington, Vermont, senza interferenze da parte della casa discografica: vista la loro diffidenza nei confronti del music business, i Phish negoziano sin da subito i compromessi necessari per mantenere il controllo sulla loro musica.
L'album è ancora più eclettico e variegato dei precedenti e dimostra il desiderio della band, e in particolare di Trey Anastasio, di espandere il proprio stile musicale, influenzato soprattutto dal jazz. La maggior parte delle canzoni vengono composte nei primi mesi del 1990, subito dopo aver terminato di registrare Lawn Boy, e debuttano nel settembre successivo. Nectar è l'ideale prosecuzione del primo album Junta, e data la sua natura più breve e colorata, è forse il miglior punto di partenza per chi si voglia accostare alla band per la prima volta.
“Llama” si aggiunge al ciclo di Gamehendge (il concept pensato da Anastasio come tesi di conservatorio, poi espanso con brani successivi). Viene scritta da Anastasio durante una permanenza a casa della famiglia di Page McConnell nel 1990 e debutta live nell'ottobre di quell'anno. “Eliza” porta il nome della ragazza di Trey nel momento in cui compone il pezzo, breve strumentale caratterizzato da un ritmo jazzato. Debutta dal vivo nel settembre 1990. “Cavern” ha un testo cinematografico che è tipico della band ed è tra i pezzi più eseguiti dal vivo, a partire dal marzo 1990. “Poor Heart”, scritta da Mike Gordon, è uno degli scherzi dal sapore bluegrass che ogni tanto i Phish infilano nei dischi e nei concerti. Il suo debutto risale al 1988, si tratta perciò di una canzone più vecchia (l'epoca è quella di Junta).
“Stash” debutta nel settembre 1990 e diventa un caposaldo dei Phish, simbolo delle loro tension/release jam, ovvero lunghe digressioni strumentali costruite su crescendo, risoluzione, crescendo, risoluzione, e così via (e spesso accompagnate da un testo non-sense). Anastasio ha rivelato che si basa sulla progressione di “Jump Monk” di Charles Mingus, a riprova della sua ispirazione al jazz. Anche “Manteca”, frammento strumentale di 30 secondi, è tratto da Dizzy Gillespie; viene raramente eseguito dal vivo dalla band a partire dal 1990.
“Guelah Papyrus” è strutturata in tre parti: “Guelah Papyrus”, “The Asse Festival” e “Guelah (The Fly)”, la seconda delle quali esisteva già come breve pezzo musicale a se stante, attorno a cui viene costruita poi la nuova canzone. “Magilla”, scritta da McConnell, dopo il debutto nel settembre 1990 rimane piuttosto rara dal vivo. “The Landlady” è un altro momento strumentale che devia questa volta sul ritmo latineggiante; nasce dalla parte centrale di un precedente brano (“Punch You In The Eye”) e debutta anch'esso nel settembre 1990. “Glide”, secondo le note alle canzoni, risale al 1981 e viene completamente riarrangiata dalla band: quello che ne risulta è un motivetto spiritoso che fa il suo debutto nel settembre 1990.


Con “Tweezer” torniamo sui grandi brani che si prestano a strabilianti jam live dal sapore alternativo, fusion, come dimostra la versione in Live One. Debutta nel marzo 1990 e negli anni è arrivato durare dal vivo fino a 50 minuti. “The Mango Song” è un brano dell'epoca di Lawn Boy, debutta live nel marzo 1989. Surreale e inclassificabile, giocato su una progressione al solito complessa ma elegante e sull'armonia delle voci, viene spesso riproposto live. “Chalkdust Torture” è un rock 'n' roll dai ritmi vagamente funky. Tra i più apprezzati e frequentemente eseguiti dal vivo, diventa subito terreno fertile per vivaci assoli, a partire dal suo debutto nel marzo 1991; vale la pena di ricordare anche qui la versione di Live One.
“Catapult” è un semplice frammento di 30 secondi a firma Gordon, che dal 1992 talvolta è apparso anche dal vivo. “Faht” invece sembra parodiare la musica new age, con suoni naturali in sottofondo alla chitarra di Fishman; debutta in concerto soltanto dopo l'uscita dell'album, nel novembre 1992. La ripresa di “Tweezer” chiude infine l'album.
Nel 1990/91 i Phish debuttano dal vivo una notevole quantità di canzoni rimaste fuori da A Picture of Nectar come dai successivi dischi. Anche in questo caso siamo fortunati, perché possiamo ascoltarne la maggior parte in versioni live successive (edite sia tra i Live Downloads digitali, sia tra gli album live usciti in cd). Ecco le più note: “Gumbo” (mix di acid jazz e funky con armonie a tre voci, eccellente terreno per le jam, di cui ricordiamo la versione nel superlativo Live One), “Destiny Unbound” (brano di Gordon nel pieno stile dei Phish primo periodo, rispolverato dal vivo solo in anni recenti), “Tube” (altro brano fortemente funky), “Buried Alive” (brano che si presta tanto all'apertura esplosiva di un set, quanto per lunghi medley e jam), “Runaway Jim” (altro brano dilatato fino a tempi record in torrenziali jam session dal vivo; è anche l'unica out-take di Nectar di cui si ha effettivamente conoscenza). Le più rare: “The Asse Festival” (sorta di “fuga” secondo i Phish, poi integrata in “Guelah Papyrus”), “Setting Sail” (momento a cappella poi ripreso e inserito in “You Enjoy Myself”) e “Don't Get Me Wrong” (frammento originariamente parte del brano “Reba” che Anastasio ha abbinato alle parole di un blues di John Popper).


Tra il 1991 e il 1992, i Phish iniziano a rendersi conto che sul palco, quando si esibiscono, avviene qualcosa di speciale. Se suonano due volte nello stesso posto, la prima volta hanno un pubblico casuale, la seconda riempiono la sala e si guadagnano il diritto di suonare in spazi più grandi. Iniziano così a registrare tutti i concerti (con il formato DAT, Digital Audio Tape). Inoltre – cosa insolita nel business musicale – invitano il pubblico a registrare gli show e diffondere la musica tramite bootleg. Parallelamente nasce un nucleo di fan che comincia a seguire i tour dei Phish in modo costante, diffondendo il verbo tramite internet (vera e propria avanguardia informatica, a quei tempi) e dando vita alla community Phish.net e, negli anni a seguire, al libro The Phish Companion, dove si offrono statistiche su tutta la carriera del gruppo, si discutono migliaia di performance dal vivo e si delinea la storia di ciascuna canzone.


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