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PHISH: FARMHOUSE (2000) LE COSE SI FANNO PESANTI



Farmhouse viene registrato per quasi tutto l’autunno 1999, prima del festival di Big Cypress, mentre viene mixato e concluso subito dopo, in gennaio/febbraio 2000. Lo studio è collocato all’interno di un vecchio fienile in montagna nei pressi di Burlington, Vermont, attrezzato da Trey Anastasio poco tempo prima per alcune registrazioni sperimentali con vari musicisti (alcune delle quali confluite nel suo primo album sperimentale, One Man’s Trash). Avere uno studio personale, denominato The Barn, significa potersi gestire in totale libertà, senza pressioni e creando un’appropriata atmosfera festaiola.
“Registrammo l’album molto velocemente; fu questo il risultato del lavorare in modo rilassato”, ricorda McConnell nella biografia di Puterbaugh. In effetti Farmhouse è solido e coeso dal punto di vista esecutivo, e il suo contenuto presenta una gamma di brani tra il “country ferroviario” di “Back On The Train”, al funk di “Gotta Jibboo” e “Sand”, al bop allegro di “Heavy Things”, al soft melodico di “Bug” e “Dirt”, all’atmosferico strumentale di “The Inland Josie Wales” (a cui partecipano Bela Fleck e Jerry Douglas) e “First Tube” (uno dei primi take dell’album).
Farmhouse tuttavia non rappresenta la band in termini di composizione: qui a fare da padrone sono le canzoni di Anastasio/Marshall (scritte nel periodo di The Story of the Ghost durante alcune sedute di demo, poi pubblicate su un album di demo intitolato Trampled by Lams and Pecked by the Dove) e la produzione affidata ad Anastasio, John Siket (che lavora con i Phish sin da Billy Breathes) e Bryce Goggin.


Nell’edizione giapponese dell’album vengono incluse due bonus track: “Driver” e “Mist” (nota anche come “Mountains In The Mist”). Se paragonato ai precedenti, l’album risulta meno eclettico e caratteristico, certamente meno intricato e più lineare, un disco leggero ma intriso di bellezza melodica e armonica, che ritroveremo in molti lavori di Anastasio nel decennio a venire. Forse qui sta la ragione del suo successo: è l’album che vende di più all’uscita, “Heavy Things” diventa il singolo di maggio successo (programmato dall’emittente ABC durante le trasmissioni natalizie di quell’anno) e “First Tube” riceve una nomination al Grammy. Il titolo ("Cose pesanti") sembra quasi un presagio di ciò che sta per abbattersi sulla band.
“Trey chiese di poter prendere decisioni senza chiedere sempre a tutti,” ricorda Mike Gordon. “Il risultato è che noi altri fummo più concentrati su noi stesi, a fare le nostre cose, improvvisare e lasciarci andare, e alla fine le canzoni suonavano davvero bene”. Anastasio dice: “Nessuno si sentiva minacciato dal fatto che io avessi già in mente gli arrangiamenti. Avevo scritto le canzoni perciò avevo una visione piuttosto chiara su come volevo che suonassero.” Tuttavia con il senno di poi Gordon ammette che “al processo creativo io non presi parte […]. Farmhouse fu un lavoro nel quale non mi sentii coinvolto”. Anche Anastasio, riflettendo sulla successiva rottura del gruppo (2003-08), dice che l’album “fu parte dei motivi per cui i Phish dovevano prendersi una pausa”.


Tutte le canzoni dell’album debuttano in concerto prima della sua pubblicazione, tra il 1997 (“Farmhouse”, “Twist”, “Dirt”, “Piper” ), il 98 (“Sleep”, “Driver”), il 99 (“Back On The Train”, “Gotta Jibboo”, “Heavy Things”, “Inlaw Josie Wales”, “First Tube”, “Sand”, “Mist”). Tra le rarità apparse live nel periodo 1999/2000 e mai pubblicate su album troviamo “Jennifer Dances”, “Guy Forget” e “Windora Bug”.
Non si può non menzionare il festival di Big Cypress, il più enorme e intenso concerto mai tenuto dai Phish: la notte del 31/12/99 suonano per 8 ore consecutive vedendo sorgere l’alba del 2000. A differenza dell’album in lavorazione, questo concerto tenuto nello stesso momento storico rappresenta uno degli apici della forza collettiva della band.
Gli ultimi due album, Ghost e Farmhouse, riescono a entrare nella Top 10, e i concerti dei Phish (soprattutto Big Cypress) sono tra gli eventi musicali più remunerativi degli States. I Phish finalmente riescono a farsi notare dai mass media della musica e finiscono in copertina a Entertainment Weekly nell’agosto 2000. Ma la vita dei quattro è cambiata: per la fine del decennio si sposano e arrivano i figli, il consumo di droghe continua selvaggio e per Anastasio assume i connotati di una vera dipendenza. Tutto questo rappresenta un problema per la musica e la carriera della band. La crisi è in atto già da qualche anno ma si palesa dopo Big Cypress: i Phish smettono di provare con costanza prima dei concerti e li affrontano senza le regole e la preparazione che invece caratterizzavano gli anni 90. Nel backstage l’occupazione principale diventa il consumo di droga, mentre la disciplina e la strategia che hanno reso grandi i Phish nella prima parte della carriera va scomparendo.
Nell’autunno 2000 arriva il primo annuncio dello scioglimento della band, con l’ultimo show in ottobre. Fino al 2003 tuttavia la rottura non è definitiva: il gruppo torna insieme sia in studio che dal vivo prima nel 2002 poi ancora nel 2003. Nel frattempo, tra il 2000 e il 2002, ognuno dei membri della band porta avanti progetti solisti e con altri musicisti.


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