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TED CHIANG: STORIE DELLA TUA VITA (FORME E LIMITI DEL LINGUAGGIO)


Se avete visto il film Arrival di Denis Villeneuve forse saprete che è tratto da Storia della tua vita, un racconto incluso nella raccolta Storie della tua vita di Ted Chiang, che ho letto recentemente.
Autore poco noto e davvero parsimonioso di pubblicazioni, Chiang ha un modo tutto suo di intendere il racconto fantastico/fantascientifico. Gli otto racconti della raccolta possono essere apprezzati e valutati sotto vari punti di vista, ma quando la prima cosa che ho notato è stata la ricorrenza di un tema ben preciso che sembra interessare in modo quasi ossessivo l'autore: il linguaggio. In quasi tutti i testi ricorrono i temi dell'esplorazione di varie forme di linguaggio, della sua potenzialità, del superamento dei suoi limiti.

Storia della tua vita
Il primo incontro tra gli umani e gli alieni vede in prima linea una linguista di nome Louise, incaricata di comprenderli e comunicare con loro. Non si tratta solo di decodificare una lingua, ma di accedere a un modo diverso di concepire l'esistenza. La nostra lingua è lineare; la loro lingua è concettuale e rappresentabile da cosiddetti "semagrammi" (per esempio un unico simbolo che sta per "creare processo-punto-finale inclusivo-noi"). La nostra lingua ha una sequenzialità temporale, la loro no.
Secondo una teoria quantistica, la linea del tempo non esisterebbe, e passato-presente-futuro sarebbero contemporanei. L'unica ragione per cui non ricordiamo il futuro è che non abbiamo ancora ricevuto informazioni provenienti da esso, in quanto le particelle (come per esempio i fotoni che costituiscono la luce, e viaggiano a velocità luce appunto) non possono raggiungerci. Paradossale, forse, ma è proprio qui che si infila Chiang con questo racconto.
Louise ha accesso al ricordo del suo futuro. Immaginate come cambierà la sua prospettiva quando si tratterà di compiere scelte importanti. Come quella di mettere al mondo un figlio pur sapendo che finirà per perderlo. C'è qualcosa di consolante nei limiti "bidimensionali", per così dire, con cui gli umani comprendono ed esprimono l'universo, la vita, la morte.

Settantadue lettere
Questo racconto ha atmosfere sia fantascientifiche, che gotiche, che urban fantasy. Narra infatti di un mondo in cui le parole hanno un potere talismanico e possono animare la materia. Le parole creano la vita, letteralmente: così Chiang ci propone la sua versione del mito del Golem. Come racconta nelle note ai racconti, la tradizione vuole il Golem come una creatura muta, incapace di linguaggio. Ma se il Golem parlasse, allora sarebbe in grado di autoriprodursi senza l'aiuto della scienza/magia dell'uomo. A quali terrificanti scenari questa scoperta potrebbe condurre?

Divisione per zero
E se qualcuno scoprisse che le basi della matematica sono infondate? Se attraverso una formula riuscisse a dimostrarne l'incoerenza?  A cosa andremmo incontro?
Il linguaggio, qui, è quello della matematica. Il potere di una formula è tale da annullare i millenni di scienza alle nostre spalle, distruggendo le certezze date per scontate su cui fondiamo tutti i nostri ragionamenti. Oltre, naturalmente, a mandare in pezzi la vita e il cervello di chi la scopre. Una potenza immensa concentrata in pochi segni su una lavagna. Secondo l'autore, un elogio all'inevitabilità.


Capisci
Un altro racconto nel quale la sequenzialità logica del nostro modo di pensare non può bastare all'interpretazione del tutto, al raggiungimento della "gestalt", ovvero la comprensione della forma nella sua totalità. Leon viene sottoposto a una cura per incrementare la propria intelligenza: le parti sopite del suo cervello si attivano e Leon vive in uno stato di percezione amplificata. Inizia a pensare secondo forme più complesse e crea un nuovo linguaggio, basato su forme simili a ideogrammi, adatto a esprimere la logica e l'ordine di tutto ciò che ha intorno.
Il racconto è una sorta di risposta fantascientifica a La Nausea di Sartre, il cui protagonista, al contrario, vive il mondo come qualcosa di caotico e privo di significato.

Il piacere di ciò che vedi: un documentario
Un trattamento speciale consente di "offuscare" la bellezza del prossimo per non cadere più nella tentazione del pregiudizio e di facili iniquità. Chiang trascrive un finto documentario facendo parlare gli intervistati. L'importanza delle parole è ovvia: sono il mezzo per raccontare ciò che succede, offrire il punto di vista delle varie persone intervistate.
Possiamo dire che il linguaggio, in questo racconto, è esso stesso il racconto, il contenuto. Manca l'intermediazione dell'io narrante tra il lettore e lo scrittore. Dunque perché scegliere questa forma insolita? Per divertirci con un po' di metaletteratura mostrandoci l'uso della parola in un modo ancora diverso.

L'evoluzione della scienza umana
Altro scherzetto, anche se di sole tre pagine, nel quale Chiang inventa un articolo scientifico che parla di modificazione genetica del cervello. Il tema è simile a quello di Capisci, ma la prospettiva è quella asettica, giornalistica, senza immersione narrativa, propria di un articolo di Nature. Infatti il racconto uscì in un numero speciale di Nature dedicato alla fantascienza e questo credo che palesi piuttosto bene le sue intenzioni.

Torre di Babilonia
Ispirato sia al mito della Torre di Babele che al dipinto Il castello dei Pirenei di Magritte, la storia della costruzione secolare di questa torre non ha a che fare con il linguaggio ma con l'ambizione di raggiungere il cielo, e dunque la verità, la risposta assoluta. La sorpresa, alla fine, sarà inaspettata (o forse no?) e farà capire agli esseri umani che anche "il più lungo dei viaggio non avrebbe fatto altro che riportarli al punto di partenza. (...) Si sarebbero resi conto di quanto ingegnosamente il mondo fosse stato concepito".
Essendo il primo racconto dell'antologia, e il più vecchio in ordine di stesura, sembra quasi simboleggiare il primo tentativo dell'uomo di raggiungere verità più alte e comprensioni più assolute. Per tentare di raggiungerle saranno necessarie forze cognitive ben più complesse che non una torre eretta a forza di braccia.

L'inferno è l'assenza di Dio
In questo racconto gli angeli e i demoni sono creature reali che intervengono nell'esistenza quotidiana della gente, non sempre con i risultati sperati. Qui il tema del linguaggio non emerge, al suo posto troviamo una grottesca e glaciale visione pseudo-religiosa. Ma è anche il racconto che meno c'entra con l'intera raccolta.

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