IL GIORNO CHE CAMBIÒ IL WEB (PRIMA PARTE)


30 anni fa, nel marzo 1996, viene lanciato il primo test del motore di ricerca Google: parte da una singola pagina web e si dirama in tutti i siti a essa collegati, e a quelli a loro volta collegati, e così via. Analizza 15 milioni di pagine e ne stabilisce la classifica per rilevanza.
I risultati sono talmente convincenti da indurre i suoi creatori, Larry Page e Sergey Brin, a metterlo a disposizione della loro università, Stanford. In breve tempo le ricerche su Google diventano così popolari da sovraccaricare la rete di Stanford e convincerli che, tutto sommato, vale la pena costruirvi attorno un’azienda.
Google (anche se nel 1996 ancora non si chiamava così) avrebbe rivoluzionato il mondo del web, non tanto perché consentiva la ricerca di contenuti (esistevano già altri motori di ricerca, come AltaVista), ma perché ha cambiato le regole con cui le ricerche vengono condotte e la validità dei risultati che forniscono. Ha portato la navigazione in rete a un nuovo livello, talmente avanguardistico che tutt’oggi è la base dei modelli di apprendimento delle IA.

Larry Page e Sergey Brin

Facciamo un passo indietro.
Larry Page, cresciuto in una famiglia di informatici, e Sergey Brin, un prodigio della matematica immigrato dalla Russia, si incontrano a Stanford nel 1995. Negli anni in cui il World Wide Web sta esplodendo, i due trovano una comune ambizione nel lavoro sui dati. Page vuole impostare la sua tesi su un sistema di classificazione dei siti. Ipotizzare che siano le persone a stabilire dei parametri è fuori questione: solo gli algoritmi possono dare risultati imparziali.
Così arriva l’intuizione rivoluzionaria: i link del web funzionano come le citazioni accademiche. Una pagina può definirsi importante se molte altre pagine autorevoli rimandano ad essa. La rete è piena di collegamenti per sua stessa natura: lo si può vedere come un database in espansione, potenzialmente infinito, della conoscenza umana, contenente concetti, immagini e prodotti sul mercato. Un intricato reticolo di connessioni create da chiunque costruisca una pagina e vi inserisca dei link che conducono ad altre pagine.
E nessuno, intuisce Page, le sta sfruttando.

Il primo ufficio di Google, le stanze del dormitorio di Page e Brin a Stanford (fonte)

Page si mette al lavoro. Il suo sistema, chiamato inizialmente BackRub, permette di ordinare i risultati di ricerca in base all'autorevolezza calcolata tramite link. Non serve analizzare i contenuti per poterli classificare, come invece fanno gli altri motori di ricerca, che si limitano a contare le parole chiave e per questo faticano ogni giorno di più nello stare al passo con la crescita esponenziale dei contenuti web (oltre a essere facilmente aggirabili tramite semplici tecniche di ripetizione delle parole chiave).
Quasi subito entra in gioco una terza figura, Scott Hassan, che riscrive i componenti di BackRub in un linguaggio più efficace. Il nuovo programma viene battezzato PageRank e funziona in questo modo: agisce come spider, visitando le pagine web, individua tutti i link, li memorizza e fa partire il processo di analisi. Assegna a ciascuna pagina un punteggio da 1 a 10 come valutazione della sua rilevanza rispetto a ogni altra pagina web. Più rilevante è la pagina che produce il link, più prezioso è il link, perciò più alto è il valore assegnato. Pagine importanti tendono a collegarsi a pagine importanti.
Il punteggio viene poi messo in relazione a fattori più tradizionali, chiamati “segnali”: il testo della pagina, la frequenza e la posizione della parola chiave, ecc. È proprio la combinazione del punteggio di PageRank con gli altri segnali a generare risultati di ricerca stupefacenti: per esempio, il fatto che restituisce la pagina giusta anche se nella ricerca non vengono usate le parole esatte. È qualcosa che gli altri motori di ricerca non hanno mai ottenuto.
Inoltre, al contrario degli altri motori basati sul recupero del contenuto, al crescere quotidiano del numero di pagine web, PageRank migliora, perché nuovi collegamenti significano informazioni aggiuntive che permettono di identificare i risultati più accuratamente.

Le prime due interfacce di Google, 1996 e 1998 (fonte)

Così, a neanche un anno dal loro incontro, Page e Brin fanno il primo vero test in rete, con risultati strepitosi, e mettono il loro gioiellino a disposizione di Stanford. Dietro al motore di ricerca, in questo momento, ci sono solo due computer: uno che scandaglia il web e uno che svolge tutto il resto, punteggio delle pagine e ricerche.
Il compagno di stanza di Page suggerisce di chiamare il motore di ricerca “Googol”, termine matematico che indica il numero 1 seguito da 100 zeri, a simboleggiare la missione di organizzare l'immensa quantità di informazioni del web. L'interfaccia per le ricerche viene mantenuta spartana per massimizzare la velocità, che per Page è un valore fondamentale.
Dopo aver tentato, invano, di far acquistare o licenziare la loro tecnologia da parte di diverse grosse aziende (tra le quali Yahoo!), Page e Brin decidono di fondare la propria start-up, grazie a un assegno di 100.000 $ da parte di un finanziatore, Andy Bechtolsheim (che, per come sono andate le cose, ha stretto uno dei migliori affari che si siano mai visti nella storia dell’umanità).
È il 1998.

Continua...


Percorsi di lettura:
Steven Levy, Rivoluzione Google (orig. In The Plex)


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