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PHILIP K. DICK (PT. 21): DELL'IDENTITÀ E DELLA SCHIZOFRENIA



Bob Arctor vive una vita duplice: da una parte è un tossicodipendente perso nelle nebbie della Sostanza M, un micidiale composto sintetizzato dalle nefaste conseguenze sul lungo termine (M sta per Morte), diventato l'ultimo grido tra le droghe in circolazione. Dall'altra è un agente della narcotici soprannominato Fred, infiltrato nel giro di spaccio della Sostanza M. Nel suo salotto, quindi, lui e i suoi amici si sballano di Sostanza M facendo discorsi al limite dell'assurdo, il tutto sotto l'occhio vigile delle videocamere di sorveglianza da lui stesso installate e monitorate. Il doppiogioco riesce grazie alla "tuta disindividuante", che muta il volto, i lineamenti, in generale l'aspetto di chi la indossa, mantenendo segrete le due identità. Durante le giornate trascorse come tossico, Bob vive una quotidianità surreale e tragicomica. Nei momenti in cui deve fare rapporto alla centrale come agente osserva se stesso con agghiacciante distacco. Una delle conseguenze della Sostanza M è quella di accentuare la schizofrenia separando i due emisferi cerebrali: le identità Bob/Fred si separano sempre di più, ciascuna fedele alla propria vita, ignare l'una dell'altra, o meglio del fatto di esistere all'interno di una stessa mente che va inesorabilmente deteriorandosi. Donna, una ragazza che fa parte della ghenga di Bob, si accorge del peggiorare delle condizioni dell'amico e tenta di convincerlo a riabilitarsi presso la clinica New Path, ma le cose non saranno così semplici.


"Una maledizione attraversa il mondo, e tutto questo ne è la prova. [...] Da qualche parte, nel più profondo dei livelli, il meccanismo, quello che riguarda la struttura stessa delle cose, s'è rotto, e da ciò che ne è rimasto affiora la necessità di commettere ogni sorta di oscuri errori. [...] Un tale guasto deve essersi verificato migliaia di anni fa; da allora in poi s'è infiltrato nella natura stessa delle cose. E in ognuno di noi."

Con la vicenda di Bob/Fred che, in sostanza, indaga su se stesso, Dick pone al lettore una serie di interrogativi sull'identità. Dopo aver discusso più volte nei romanzi precedenti la labilità del confine tra reale e non reale, qui le due realtà di Bob/Fred sono entrambe palesemente reali (nel senso comune del termine). Ma qual è la vera identità di Bob/Fred dal suo punto di vista? Lui, per davvero, è Bob oppure è Fred? E in quale misura le due identità, man mano che la storia prosegue e le conseguenze della Sostanza M si aggravano, si scindono come due poli di carica opposta? Più in generale, in quale misura la nostra identità è plasmata da un insieme di piccole identità differenti che sfumano l'una nell'altra? E in quale misura ne siamo consapevoli? E se la nostra vera identità fosse terribile e noi la nascondessimo sotto un'apparenza ordinaria costruita a tavolino dalla nostra mente come mura di cinta per difendersi da se stessa? Se avete familiarità con un altro grande "artista del confine", credo che le questioni sollevate qui da Dick siano analoghe a quelle esaminate dal regista David Cronenberg in La promessa dell'assassino e A History of Violence.
Ma prima ancora di essere un romanzo sulla definizione di identità, Un oscuro scrutare è un ritratto della tossicodipendenza e della paranoia. E come tale è il più realistico tra quelli collocabili nel filone fantascientifico (Dick ha scritto anche romanzi mainstream come Mary e il gigante e Il cerchio del robot). Di fatto l'unico elemento fantascientifico che contiene è la tuta disindividuante, tra l'altro un'invenzione geniale. Lo stato paranoico/delirante in cui Dick precipita all'inizio degli anni 70 (di cui ho già accennato parlando di Scorrete lacrime, disse il poliziotto, di cui peraltro questo romanzo sembra l'ideale seguito) lo porta a produrre il suo materiale più autobiografico. Proprio come Bob Arctor, in questo periodo Dick abusa di droghe e casa sua diventa un covo di tossici. Il sospetto di essere spiati, oggetto di complotti polizieschi e macchinazioni governative, a cui i protagonisti della storia danno voce, sono uno specchio di quelle che assalgono l'autore in questi anni davvero turbolenti. La sua produzione diminuisce vertiginosamente rispetto agli standard del decennio precedente e anche per concludere Un oscuro scrutare ci vorrà diverso tempo, un lavoro che sarà iniziato e interrotto da altri progetti (la conclusione di Scorrete lacrime, disse il poliziotto e di Deus Irae con Roger Zelazny, entrambi usciti a metà anni 70 sebbene scritti in precedenza). L'aspetto autobiografico del romanzo è esplicitato in particolar modo da un paio di episodi: uno di questi l'effrazione in casa di Bob, fatto realmente accaduto a Dick nel 1971, con tutte le paranoie che ne conseguono sulle possibili intercettazioni di telefonate e conversazioni, e sull'occultazione di droga dentro ad anfratti e oggetti di casa. Poi il tentativo di riabilitarsi all'interno di una comunità di recupero.


Per tutti questi aspetti è certamente un'opera molto interessante e unica nel suo genere. Tuttavia non possiede quel fascino onnipresente nelle opere dickiane, anche delle più visionarie che già affrontano temi analoghi, come Ubik, Scorrete lacrime o il successivo Radio Libera Albemuth. Fascino che si lega alle sue visioni futuristiche e alle trame frastagliate che da sempre contraddistinguono il suo lavoro. Qui è l'ambiguità a fare padrone e ad agganciare il lettore: non sappiamo mai bene se stiamo leggendo di Bob o di Fred, e cosa Bob/Fred sappiano o pensino l'uno dell'altro. La fatica maggiore nella lettura è costituita dall'infinita messe di dialoghi sconclusionati su argomenti frivoli il cui unico scopo è riprodurre contesti reali di dialogo tra junkies e di sottolineare la loro capacità di autosuggestionarsi e crearsi paranoie di ogni genere. A tratti le divagazioni sono talmente eccessive da rendere la lettura più pesante di quello che in realtà dovrebbe essere. Togliendo le parti marcatamente autobiografiche che sono di sicuro interesse per chi ama Dick, a mio umile parere vi sono vari romanzi sugli stessi temi, come quelli già menzionati, più efficaci di questo.
Un oscuro scrutare è diventato anche un bizzarro film con Keanu Reeves (nella parte di Bob Arctor), Winona Ryder, Robert Downey Jr e Woody Harrelson, che mescola live action a grafica digitale per ottenere un effetto "cartoon" delle immagini. Anche se non possiamo considerarlo esaustivo della complessità del romanzo, conoscendone i retroscena, è certamente uno dei pochi adattamenti cinematografici di Philip Dick dignitosi. Nella gif sopra, il modo in cui è stata resa la tuta disindividuante nel film.

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