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LA MORTE PER INERZIA: PARALLELISMI TRA J.G. BALLARD E NEIL YOUNG

Vi è mai capitato di trovare punti in comune tra due artisti che apparentemente non hanno nulla da spartire tra loro? Per esempio un argomento comune, trattato con approcci diversi ma che ai vostri occhi sono chiaramente sfaccettature dello stesso pensiero? Vere e proprie convergenze tematiche tra autori, musicisti, registi e intellettuali vari. A me talvolta capita, ma c'è un caso particolare che riguarda due autori che amo molto e nel corso degli anni ho approfondito in misura sicuramente superiore a quella di un comune fruitore. Su uno di essi ci ho persino scritto un libro. Sono J.G. Ballard, autore d'avanguardia nel Novecento che si è mosso abilmente tra fantascienza e postmodernismo, e Neil Young, cantautore che ha scritto pagine fondamentali della musica rock e folk soprattutto negli anni Settanta.
Parecchi anni fa, avendo già notato alcuni parallelismi, pubblicai una prima versione di questo articolo. Ma è stato il recente lavoro che ho fatto per Neil Young. Cercando il nuovo mondo (il mio libro uscito per Zona Music Books lo scorso settembre: QUI per saperne di più) che mi ha permesso di rileggere queste connessioni con maggior profondità. Ho quindi rimosso il vecchio articolo e l'ho riscritto. Sarà il primo di due o tre, perché c'è più di un punto in comune tra loro, e ne parlerò ancora.


Il tema su cui mi soffermo è quello del titolo: la morte per inerzia. Cosa significa? Be', semplificando, vuol dire adagiarsi sugli allori e lasciare che la vita scorra passivamente, priva di vere esperienze. Sia Ballard che Young hanno esplorato il concetto in contesti e momenti diversi. Cominciamo da Ballard, il quale ha ampiamente discusso il potere dei comfort tecnologici sulla società umana. Delle due, la sua è la visione più politica, più collettiva. Naturale, essendo forse il più importante scrittore di speculative fiction del XX secolo, attivo fin dagli anni 50.
Un suo romanzo in particolare si focalizza sul concetto di vita inerte palesandolo in modo quasi teatrale: Cocaine Nights (1996; ma devo citare almeno anche Un gioco da bambini e Super Cannes, che affrontano il tema da altre angolazioni). La vita estiva di una località turistica di lusso, la Costa del Sol, è scandita da feste, piscine, spiagge, tintarelle, sport, alcolici, stupefacenti e case ultramoderne con schermi televisivi sempre accesi. Ma tutto questo è solo apparenza perché è ogni cosa è noia per gli abitanti, che vanno spegnendosi come malati terminali, assuefatti a una routine di piaceri con la quale cercano di dimenticare che il tempo passa. Sono ormai una sorta di fossili viventi sepolti in tecnologici santuari di fine millennio.
La visione di Ballard del futuro della nostra specie è fatta per lo più di ozio e noia: se tutti i comfort e i desideri sono a portata di mano (oggi possiamo dire di smartphone), cosa ci stimolerà ad alzare il culo dal divano e fare nuove esperienze? Quali possibilità restano quando persino un posto da sogno come un villaggio turistico, caldo e soleggiato e pieno di agi, smette di avere attrattiva e diventa una noiosa routine? Speculando sulle conseguenze estreme a cui questa tendenza potrebbe condurre, Ballard ipotizza che l’unica cosa in grado di ridare emozioni e riattivare fisicamente i cittadini di Costa del Sol sia un’ondata di crimini violenti: furti, stupri, omicidi. L’ultra-violenza come rimedio alla vuotezza esistenziale della società moderna, lo ricordiamo, è pure al cuore del famoso Arancia Meccanica di Anthony Burgess e dell’omonimo film di Kubrick.
Così in Cocaine Nights, Ballard - dando voce al protagonista che via via scopre la natura dei comportamenti della gente a Costa del Sol - si domanda cosa occorra fare, e fino a che punto sia legittimo spingersi, per scuotere una società che volge lo sguardo solo a se stessa, pietrificata e senza futuro. Se questo scenario nel 2022 vi fa suonare un campanellino d'allarme, bene, vuol dire che siete ancora sani di mente... e dovreste leggere Ballard.


Neil Young esplora invece il concetto ponendolo in un contesto personale e artistico: la vita, l'ego e le contraddizioni di un musicista famoso. Il demone dell'inerzia, per Young, si cela dentro l'artista: è la forza che, se non combattuta, conduce alla ripetizione di se stessi in nome del vuoto desiderio del pubblico, delle leggi del mercato, del declino dell'ispirazione. "Rust never sleeps", "la ruggine non dorme mai", canta in “My My Hey Hey”, perciò "is better to burn out than to fade away", "è meglio bruciare subito anziché svanire lentamente". La ruggine è l'immagine più potente utilizzata da Young per rappresentare il processo di corrosione e sfaldamento artistico e personale, ma non è l'unica.
In “Thrasher” usa un linguaggio ricco di simboli e metafore per parlarci di inerzia e pietrificazione, destino a cui molti artisti vanno incontro loro malgrado. “Avevano la miglior scelta, sono stati avvelenati dalla sicurezza / Non c'era più niente di cui avevano bisogno, nient'altro da trovare / Si sono persi tra formazioni rock o sono diventati come panchine del parco / Sui marciapiedi e nelle stazioni stavano aspettando, aspettando […] / Il motel dei compagni perduti attende con la piscina riscaldata e il bar".
Ma, più di tutti, a colpire per la sua analogia con la Costa del Sol ballardiana è il testo di una canzone meno nota di Young, eppure tutt'altro che minore: "Fontainebleau". Qui Young tratteggia uno scenario a metà tra reale e surreale, proprio come fa Ballard, dove l'apparente sfarzo si giustappone alla desolazione interiore. "C'è un palazzo sfarzoso che sopravvive ancora e ancora e ancora / Anche dopo che le donne coi capelli blu e le sedie a rotelle sono andate via / Suppongo che il motivo per cui mi fa tanta paura / È che una volta mi ci fermai e quasi mi abituai".
Il Fontainebleau è una reggia, un Grand Hotel dove ci si lascia andare ai piaceri dimenticandosi di ogni preoccupazione. Ma tutto questo comfort serve solo a nascondere un posto dove ci si ritira per morire. Quando Young scrive il pezzo si trova in Florida, uno dei luoghi turistici per eccellenza in America, ma anche l'ultima meta dei pensionati che vi si trasferiscono dagli stati del nord per passare gli ultimi anni della loro vita nel caldo e nel benessere. Ecco perché spaventa tanto il cantautore: è lì per rilassarsi, si sta abituando, finirà col cadere nella trappola e accettare di essere giunto al suo epilogo. Una morte non fisica, ma artistica. "La gente stava affogando nel proprio Fontainebleau / Ero io quello?"
Il Fontainebleau e il motel con la piscina riscaldata di "Thrasher" farebbero senza dubbio il tutto esaurito a Costa del Sol. Per Young, inerzia è tradire la propria coerenza artistica. Accettare di trasformarsi in una gigantesca statua di granito, immutabile ma perfetta per il pubblico da osservare: è quello che canta in "For The Turnstiles", altra canzone chiave di questo pensiero. O accettare di indossare una maschera di gesso che sorride sempre ("Mr. Soul"), o ancora ostinarsi a far durare qualcosa oltre la sua naturale scadenza solo per assecondare il desiderio di altri ("Ambulance Blues").
Anche Young ha il suo "atto violento" necessario a evitare tutto ciò. Ed è il cambiamento: tutte queste canzoni parlano dell'esigenza e del coraggio di cambiare, di rinnovarsi"Me ne andai prima di esserne ubriaco" dice di Fontainebleau, e ribatte lo stesso per il motel di "Thrasher": "Io non mi fermerò là / Ho già il mio filare da zappare / Giusto un altro solco nel campo del tempo”. Anche se ciò significa andare contro tutti e abbandonare lungo la strada i compagni che diventano un peso.


Ci sono sempre una Fountainbleau e una Costa del Sol dietro l’angolo per chi vuole fermarsi. Non Young, che si rassegnerà all’ineluttabilità della fine soltanto dopo una vita passata a “rubare un’ora al sole” e a mettere nuova distanza tra lui e la trebbiatrice ("thrasher") che incombe in lontananza. E nemmeno Ballard, che con ineguagliato acume ci ha messo in guardia con decenni d'anticipo sulle tendenze autodistruttive che incombono sul mondo moderno.
Spero di avervi suscitato qualche riflessione su questi due autori e di avervi invogliato a leggere e ascoltare le  loro opere.


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