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P. K. DICK: IL CERCHIO DEL ROBOT & MARY E IL GIGANTE


Negli anni Cinquanta Philip Dick fa vari tentativi nella letteratura contemporanea non di genere, ma gli editori rifiutano sempre i manoscritti da lui proposti che non siano di fantascienza. Troveranno pubblicazione soltanto dopo la sua morte. È il caso di Mary e il Gigante e Il cerchio del robot.
Il primo (edito negli anni Ottanta ma scritto nel periodo 1953-55) narra di Mary, ragazza bella e inquieta, che stringe relazioni con un musicista jazz nero e con l'anziano proprietario di un negozio di musica sinfonica. All'interno della cornice californiana di Pacific Park, cittadina rurale come le tante che costellano la letteratura americana del 900, Dick segue la carambola degli incontri tra i personaggi senza creare una vera e propria trama ma solo un susseguirsi di situazioni atte a rappresentare la complessità e l'autenticità dell'individuo contrapposte ad artefatte strutture sociali.
Il tono irriverente è tutto in questo romanzo: nell'introduzione della recente edizione Fanucci viene paragonato a una sorta di sit-com al negativo che vuole scontrarsi con l'immagine televisiva patinata della realtà predominante negli anni Cinquanta, vissuti da Dick in prima persona. Quello che si avverte, poi, è una certa affinità con la letteratura Beat che contraddistingue quella stessa epoca e quegli stessi luoghi. C'è un comune senso di ribellione e di ricerca della verità, sebbene il punto di vista sia del tutto diverso, e anche un senso estetico che richiama al ritmo del jazz, proprio come in Jack Kerouac.
Mary e il Gigante è una lettura godibile per la sua brevità e leggerezza, ma anche trascurabile, non all'altezza della produzione di genere di Dick entro il 1955.
Il cerchio del robot (scritto nel 1956 e pubblicato postumo nel 1988) racconta le vicissitudini di due coppie, Jim/Pat e Art/Rachel, che diventano Jim/Rachel e Art/Pat, per poi tornare sui loro passi rinnegando gran parte della loro esistenza. Art e Rachel sono timidi, giovani e immaturi, costretti ad affrontare troppo presto l'arrivo di figli e l'unità della famiglia. Jim e Pat sono navigati, sposati e separati, pieni di vizi e in piena crisi di carriera (Jim è uno speaker radiofonico che boicotta la lettura di uno spot pubblicitario e per questo viene sospeso dal lavoro).
Similmente alla narrativa Beat degli anni 50 (che condivide con questo romanzo lo spirito insito nella città di San Francisco, cuore della letteratura alternativa di quel tempo), la trama di Il cerchio del robot si fonda sull'intrecciarsi delle vite quotidiane, sulle crisi e i desideri sessuali di ciascun personaggio. Sono i dialoghi brillanti e continui a renderla un'opera autentica e incalzante da cui trapelano sprazzi autobiografici, le traversie private di Dick.
Le complesse relazioni coniugali e sessuali, il variopinto contesto culturale dell'America degli anni Cinquanta, divisa tra i nuovi stimoli di libertà e le vecchie mentalità repressive, sono il perno della narrativa di Dick di questo periodo, sia quella mainstream che quella fantascientifica, nella quale esaspera questi aspetti. Qui a prevalere è la sensazione di l'alienazione nei confronti una modernità incomprensibile, che plasma degli automi (è a questo che si riferisce il titolo italiano, una volta tanto azzeccato). È un'opera ben riuscita da questo punto di vista, più compiuta e matura di Mary e il Gigante. Se volete cimentarvi con il Dick mainstream, questo romanzo vale lo sforzo.

Mary e il Gigante

Il cerchio del robot

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