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P. K. DICK: E JONES CREÒ IL MONDO (ARMARSI DI NOBILI PRINCÌPI)


Scritto nel 1954 e ritenuto marginale nel corpus dickiano, E Jones creò il mondo prende il via con un'intuizione importante: la capacità precognitiva. A possederla qui è Jones, un individuo emarginato che proprio grazie a essa riesce a portare enormi cambiamenti. La società in cui vive è basata sul Relativismo, una sorta di credo che impone la tolleranza e l'assoluta libertà di punti di vista, grazie a cui si eviterà un ennesimo conflitto nucleare. Tutto bellissimo, in apparenza. Peccato che di fatto sia una legge che permette al totalitario Governo Federale di controllare l'intero pianeta. Jones conosce il futuro con un anno di anticipo e nel momento in cui una razza di alieni mutanti bussa alle porte della Terra, Jones diventerà l'autorità più importante.
Anche questo romanzo contiene con un caleidoscopio di concetti meritevoli di essere sviluppati. Tra tutti, la precognizione è un tema cardine di Dick che tornerà in diversi romanzi e racconti, alcuni fondamentali (il celebre racconto Rapporto di minoranza, ma anche i romanzi Tempo fuor di sesto, Noi Marziani, I simulacri, la Trilogia di Valis). La prima impressione che si ha a lettura terminata è che Dick metta effettivamente troppa carne al fuoco. Non si sentiva il bisogno degli alieni mutanti per raccontare la storia di Jones, della sua capacità e delle sue conseguenze sulla società, molto più affascinante. Sebbene anche la minaccia di un'invasione aliena sia un tema che Dick utilizzerà ancora come catalizzatore di azioni e intenzioni dei personaggi.


Il Relativismo, poi, basato su reali teorie sociologiche, ha dei tratti ancora più provocatori e attuali del governo totalitario di Lotteria dello spazio. Qui persino nobili ideali come rispetto e uguaglianza in nome della pace sono imbracciati come armi trasformandosi nel loro opposto o, quantomeno, in una trappola. Che Dick ne fosse o meno consapevole, la sua intuizione è stata molto in anticipo sui tempi: i governi moderni tengono la mano ben calcata sulla testa della gente non attraverso azioni o leader palesemente malvagi, che verrebbero subito combattuti, ma grazie alla libertà, al benessere, al comfort, all'edonismo, alla compiacenza. (Dietro il clima di "pace" internazionale instaurato dopo le guerre mondiali e la guerra fredda, grazie al quale viviamo tutti sereni con in mano i nostri smartphone, il terreno di battaglia su cui le superpotenze si scontrano oggi è l'economia, cioè le nostre tasche. Come tutti dovrebbero aver capito dal 2008.)
Un ultimo aspetto su cui vale la pena soffermarsi è la vera e propria santificazione a cui va incontro Jones nella storia, che ben si accosta al tono da "sacre scritture" del titolo (anche nell'originale The World Jones Made). Figure di messia dai poteri superiori rispunteranno ancora, da Le tre stimmate di Palmer Eldritch a Cronache del dopobomba, fino all'ultima fase della produzione dickiana, in particolare la Trilogia di Valis, fortemente incentrata sul misticismo.
Anche se oggi un romanzo come E Jones creò il mondo potrebbe non avere un gran mordente, non dobbiamo dimenticare che negli anni Cinquanta gran parte della fantascienza era incentrata su scienziati e personaggi prestigiosi, luminari nel loro ruolo. Dick utilizza invece personaggi imperfetti, reietti, individui di cui chiunque sarebbe diffidente, “gli ultimi” per dirla con Faber, il cui destino viene perennemente messo in dubbio. La sua visione parte dal basso, dalla Terra e dall'umanità, e si alza verso ipotetici futuri dentro e fuori i confini planetari, nei quali i nostri lati peggiori non solo esistono ancora perché non abbiamo fatto nulla per correggerli, ma sono esasperati. Ecco perché Dick rappresenta una riflessione seria e a tratti disturbante persino nelle sue opere meno riuscite.

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