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DON DeLILLO: COSMOPOLIS (NON SIAMO PIU' CARNE MA FLUSSI DI DATI)

 

“Gli scrittori dovrebbero opporsi ai sistemi. È importante scrivere contro il potere, le multinazionali, lo stato, tutto il sistema di consumismo e di intrattenimenti deplorevoli.”
Nel mio primo, breve articolo dedicato a Don DeLillo (e ai punti cardine della narrativa postmodernista) citavo questa sua frase, ora determinante per comprendere Cosmopolis (e aggiungo che dovrebbe essere veritiera per tutti gli scrittori e gli aspiranti tali). Nella sua essenziale brevità, questo romanzo è un condensato di rara potenza e trasmette i suoi messaggi in modo evidente, nonostante la loro complessità di fondo.
Eric Packer è un multimiliardario di New York che sale sulla sua limousine intenzionato ad attraversare Manhattan durante una giornata di violenti proteste contro il potere della finanza e gli abusi del capitalismo, solo per raggiungere il suo barbiere di fiducia e cambiare taglio di capelli. Durante il viaggio nella lussuosa auto e le capatine in vari luoghi della città lungo il tragitto, Eric incontra le persone che costituiscono le sue conoscenze nella vita: i suoi collaboratori, il medico e una giovane moglie che conosce a stento. Essi in qualche modo rappresentano anche le sue ossessioni: il controllo, un controllo assoluto di tutto ciò che lo riguarda, dalla salute del suo corpo all'andamento dello yen su cui ha investito. In città si aggira anche Benno, uomo disperato senza più lavoro, scarto del sistema, schiacciato dalla piramide di cui Eric è a capo, in cerca di giustizia e di un duello a tu per tu con Eric, uomo contro uomo ad armi pari.
Credo che Cosmopolis si presti a molte interpretazioni e possa comunicare fin troppi messaggi, alcuni molto evidenti, altri meno. Il postmodernismo ha tra le sue chiavi di lettura i temi del potere, dell'asservimento delle masse, della tecnologia disumanizzante, e Cosmopolis è emblema di tutto questo. Lo strapotere finanziario, l'impero di Wall Street e le sue vittime nella fascia medio-bassa della popolazione, è un tema palesato dallo scenario di una Manhattan presidiata dalle rivolte, che si sono poi realizzate davvero in seguito alla crisi finanziaria del 2008 (ricordate il movimento Occupy?). All'interno di questo scenario, Eric è l'ultimo e più raffinato risultato del sistema capitalistico, un "uomo nuovo" privo di una vita vera, completamente dedito al lavoro ma non per passione (le passioni sono fuori dal suo raggio), bensì perché il lavoro di fatto è il solo ambiente che conosce. Al punto da non sapere nulla della donna che ha sposato (l'ha sposata perché interessato al suo capitale).


"I soldi creano il tempo. Una volta era il contrario. Gli orologi hanno accelerato l'ascesa del capitalismo. La gente ha smesso di pensare all'eternità. Ha cominciato a concentrarsi sulle ore, ore misurabili, ore lavorative, e a usare il lavoro in modo più efficiente."
"Oggi il tempo è un bene aziendale. Appartiene al sistema del libero mercato. Il presente è più difficile da trovare. Lo stanno risucchiando fuori dal mondo per fare posto a un futuro di mercati incontrollati ed enormi potenziali di investimento. Il futuro diventa inistente. Ecco perché presto accadrà qualcosa (...). Per correggere l'accelerazione del tempo. Per riportare la natura alla normalità, più o meno."
Eric è una macchina di potere che va ben oltre la superata, novecentesca figura del business-man carrierista: è un'estensione fatta carne dei suoi stessi affari, dei suoi diagrammi di borsa, un personaggio che suscita sentimenti di alienazione e pietà, più che di disprezzo.
Scendendo un po' più a fondo, ancora più significativo è il contrasto tra la New York in rivolta e il viaggio di Eric, motivato soltanto dal suo interesse di cambiare taglio di capelli. Una tale sciocchezza è perseguita da lui come un obbligo, un'ossessione da realizzare a qualsiasi costo: si comporta come una macchina che riceve un input su cui non ha arbitrio. Semplicemente il taglio di capelli, per Eric, è tanto importante quanto un nuovo investimento in borsa.
Eric non è una persona, si comporta come se fosse qualcos'altro:
"Non mi hai mai detto di avere gli occhi azzurri."
"Così va bene. Adesso siamo persone che parlano. Non è così che parlano le persone?"
La disumanizzazione a mio parere è il messaggio più importante di Cosmopolis. Non parla dell'uomo che finisce per somigliare all'automa in senso classico; la trasformazione mentale in macchina ha ancora un sapore novecentesco. DeLillo è già oltre (ecco dove sta la post-modernità di Cosmopolis, del libro come anche dell'ottimo film di Cronenberg, e forse siamo già nei pressi del transumanesimo): l'autore tratta Eric e la limousine come fossero dati virtuali, digitali,  oggetti astratti che si muovono per compiere il loro percorso indifferenti al contesto, ossia una ragnatela caotica dove tutto è e può essere (le strade brulicanti di rivoltosi che lanciano topi).


La copertina con la limousine su sfondo bianco (in diverse edizioni del libro) è emblematica. Nell'arco del percorso esistono N possibilità di interazioni, previste o impreviste, con altri dati. Eric analizza le variabili che potrebbero influire sul conseguimento del suo scopo, scambia dati con altri dati, reagisce a ciò che gli viene detto o ciò che vede con azioni rigide che non prevedono sfumature (bianco o nero, zero o uno). Questo non-individuo privo di umanità, una pedina figlia del marchingegno da lui stesso inventato, è una forma solo apparentemente deviante, che tuttavia rappresenta in realtà l'essere umano post-moderno, il più adatto alle condizioni di vita nel terzo millennio. Una visione profetica di Ballardiana memoria.
"Nessuno morirà. Non è questo il credo della nuova cultura? Verranno tutti assorbiti dentro flussi di informazioni."
"Aveva sempre desiderato diventare pulviscolo quantico, trascendere la massa corporea (...). L'idea era di vivere oltre i limiti prestabiliti, in un chip, su disco, sotto forma di dati, in un vortice (...). Sarebbe stato il colpo da maestro del cybercapitale, dilatare l'esperienza umana verso l'infinito come strumento per la crescita e la politica di investimento aziendale."
Al suo opposto, naturalmente, c'è Brenno, che si è liberato di questo sistema-prigione, però troppo tardi, e ora è perduto e ambisce a uno scontro "primitivo" con Eric, corpo a corpo, due esseri umani senza orpelli immateriali.
"Sto vivendo offline, adesso. Mi sono spogliato completamente."
Eric accetta di prendere coscenza del suo corpo fisico e mortale, e lo fa sparandosi in una mano, godendo del dolore. Mi piacerebbe sapere se nell'ottica di DeLillo questo è un lieto fine.




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