mattbriar

Il mio 2023 in 3 libri - 3. Mare della Tranquillità (Emily St. John Mandel)

 

In un bosco canadese, un diciottenne sente il suono di un violino e il rombo di un'aeronave. Durante un concerto di musica sperimentale viene proiettato un video che mostra l'esperienza vissuta dal ragazzo nel bosco. All'interno del romanzo di una scrittrice famosa c’è una strana scena: un uomo suona il violino in un terminal aeroportuale e gli alberi di una foresta compaiono attorno a lui. In una colonia lunare nei pressi del Mare della Tranquillità, un detective viene assunto per indagare un'anomalia spaziotemporale.
Un violino che suona, un'aeronave che decolla, una foresta. Tre elementi, una sola visione, quattro persone in quattro epoche: 1912, 2020, 2203, 2401. Se Cloud Atlas immaginava il tempo come una sinfonia, Mare della Tranquillità lo tratta come l'insieme dei bit che compongono il file che noi percepiamo come sinfonia. Bit che possono essere corrotti e dare luogo a piccoli bug come quello di uno strappo nel tempo, e al dubbio che l'intero tessuto della realtà sia una simulazione.
I singoli personaggi (una scrittrice, un detective, un compositore e un ragazzino in fuga dalla nobiltà inglese) di per sé non sono al centro di storie elaborate: cercano di risolvere i propri problemi, che corrispondono in modo più o meno consapevole alla ricerca di un senso dell'esistenza, una prova della cosiddetta realtà che non potranno trovare se non abbracciando per fede la teoria della simulazione. Ovvero l'idea che non esistiamo, non "davvero" (ma cosa vuol dire "davvero"?), resa famosa da Matrix ma condivisa ben prima da Philip K. Dick.
Sì, l'ideologia di fondo di questo romanzo è più spigolosa di quanto non traspaia a una prima occhiata dalla narrazione morbida e intima che contraddistingue l'autrice. Ci troviamo in quella speculative fiction che strizza l'occhio alla fantascienza senza aderire ai suoi canoni, sebbene le tematiche ci siano tutte. (Non a caso il romanzo ha vinto il Goodreads Award 2022 nella categoria Science Fiction.) Siamo anche nei paraggi del post-modernismo di autori come DeLillo (e lo stesso Dick), se non altro per il prevalere delle riflessioni rispetto alla trama, quasi evanescente, ma la chiave non è abbastanza sperimentale e provocatoria per poter rientrare appieno nella categoria.


Anziché mantenere i piani temporali separati, l'autrice interseca le linee narrative mettendo in campo il viaggio nel tempo, in modo che una storia agisca attivamente sull'altra. Da un lato ciò infonde unità al tutto, dall'altro potrebbe minare la credibilità e indebolire quella sospensione dell'incredulità generata proprio dalla mancanza di spiegazioni, da ciò che viene evocato ma non detto, da quella particolare assonanza tra temi e sensazioni che riflette la personalità di chi scrive.
Mare della Tranquillità parla anche di una pandemia e specula sul concetto di fine del mondo. Tanti argomenti, forse troppi in così poche pagine (meno di 300). Le considerazioni dell'autrice si riflettono a ruota libera in quelle dei suoi personaggi, mantenendosi naturali e mai prolisse, ma forse qualcosa in meno avrebbe giovato all'equilibrio generale.
Nonostante la sovrabbondanza, comunque, il romanzo scorre con fluidità e leggerezza, senza cali d'attenzione. E, al termine, ricompensa con la voglia di tornarci sopra, anche se non subito, un domani. Perché nel disorientamento delle figure protagoniste, nel loro errare come bit di un universo che esisteva prima di loro ed esisterà dopo, indifferente, ci ritroviamo fin troppo. E nell'osservarle, nell'immedesimarci, anche noi cerchiamo le nostre risposte.



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