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GRAHAM NASH - SONGS FOR BEGINNERS




Con il primo disco solista del 1971, Graham Nash rivelò di essere un cantautore e un rocker più impegnato e grintoso di quanto non sembrasse dalle sue prime canzoni. Agli esordi di Crosby Stills & Nash (& Young), sue erano infatti le canzoni più tenere, semplici e utopistiche, seppur indimenticabili, come “Our House” e “Teach Your Children”. Sia Nash che Crosby e Stills nei rispettivi esordi solisti diedero il meglio della propria capacità e del proprio carisma compositivo, e per Nash questo fu sicuramente un passo necessario per sentirsi al pari con i compagni. Anche se, come rivela nelle note all'interno dell'edizione cd rimasterizzata, non aveva in mente di fare un disco, riunì semplicemente insieme quelle “cartoline di vari momenti della vita” che erano le canzoni che aveva tra le mani. Un approccio semplice per un “uomo semplice che canta semplici canzoni” (come recita “Simple Man”).
Nash è soprattutto questo: un cantautore intimista, attento, costante, diverso per carattere e lontano dagli eccessi dei due compagni. Il bravo ragazzo della band, insomma. Musicalmente più inquadrato, con molti meno sperimentalismi blues o latini o puramente psichedelici rispetto a Crosby e Stills, ma facendo proprio di questo il suo punto forte, Nash ha disegnato un percorso musicale ricco e importante, come dimostra molto bene la recente antologia Reflections. Nash si mostra, oggi, come un uomo dalle visioni concrete, obiettive, lontane da inutili nostalgie, capace di mettere insieme il meglio della band (non a caso è lui che cura tutte le pubblicazioni d'archivio). Tra tutti, Neil Young compreso, è sempre stato quello con le idee più chiare, bisogna dargliene atto.
Songs For Beginners era un titolo che Nash dedicava a se stesso e a tutti coloro che stavano iniziando un nuovo cammino. Il momento, per lui, era di quelli estremamente riflessivi e personali. L'album ruota intorno a quella triade su cui era centrata la sua vita (e quella di molti artisti della stessa scena): la sfera sentimentale, la fama della rockstar, la coscienza sociale.
Il disco si apre e si chiude con due canzoni che fanno da portavoce dell'America del tempo: “Military Madness” (che non ha perso un grammo di attualità in quarant'anni) e “Chicago” (l'equivalente per Nash della “Ohio” di Young). Al centro si alternano canzoni più intimistiche, agrodolci e universali ballate derivanti dalla rottura con Joni Mitchell (la sua ragazza del periodo). In realtà di “ballad” non ce ne sono poi molte: poche canzoni voce & chitarra e molti pezzi di rock westcoastiano con una grinta che era tutta nuova per Nash, o almeno per il suo pubblico. La progressione di “Better Days”, forse il pezzo migliore (ma l'album intero rimane su un ottimo livello) è da brividi, uno dei capolavori di Nash. Ci sono poi “Be Yourself” con il suo ritornello-inno, scritta in collaborazione, e “Wounded Bird” dedicata a Stills e ai suoi problemi d'amore; entrambi sono centrati sull'amicizia. “There's Only One” è infine un commento sullo stile di vita aristocratico delle rockstar.
Il talento di Nash è la sua immediatezza, la chiarezza scintillante dei suoi testi, la modestia che dimostra come cantautore e come uomo. L'Uomo, The Man (lettere maiuscole, come nel testo di “Military Madness”) è il cuore delle sue composizioni, il fil-rouge. L'ispirazione aggira l'insidia della banalità, e l'universalità di molte delle sue canzoni le rende senza tempo, fresche oggi come allora. E poi c'è, naturalmente, la sua voce, il suo dono più grande, qui in piena forma, protagonista indiscussa.
Il critico David Fricke, nel booklet del cd, conclude con acume: Oggi Songs For Beginners suona lodevole per ciò che non è: uno stereotipato ed egoistico album solista di quel periodo. È un album di canzoni scritte ed eseguite con un tono di voce da conversazione, talvolta con un sospiro. È affettuoso nella sua onestà, caldo e quieto nel suo ritmo e nella sua determinazione. È questo, dice Nash, “che ho portato sempre a CSN o CSNY, umanità e pazienza”.

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