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JOE HILL: GHOSTS (2005)



La prima raccolta di racconti di Joe Hill è uscita nel 2005 curiosamente in Gran Bretagna, per poi vedere la luce in USA solo due anni dopo, nel 2007, col titolo di 20st Century Ghosts. Da noi invece è arrivata nel 2009, in un'edizione Sperling oggi fuori catalogo e quotatissima tra i collezionisti.
Attivo sui racconti brevi più o meno dai primi anni Duemila, Hill dimostra di aver appreso la lezione di suo papà, l'illustre Stephen King. Il suo nome letterario deriva infatti da Joe Hillstrom King, ma con una certa astuzia Joe ha iniziato la carriera discostandosi dal nome "ingombrante" del padre, per renderlo noto soltanto in anni recenti, con vari romanzi e racconti già alle spalle.
I racconti di Ghosts sono tra i suoi migliori: si accostano alla tradizione horror più moderna, capace di mescolare le suggestioni del genere con ingredienti diversi, trasversali ai generi e persino metaletterari, senza quindi impantanarsi nei canoni più tradizionali. In effetti Ghosts raccoglie alcuni dei racconti del fantastico/horror più sorprendenti che io abbia mai letto, superiori anche allo stesso King. Per esempio La maschera di mio padre e Ricovero volontario, situati al termine dell'antologia, sono storie stranianti dove maschere e labirinti diventano mezzi per l'accesso a nuove identità terrificanti e a dimensioni nascoste, dove le persone scompaiono.
Pop Art è un piccolo capolavoro surrealista, la storia di un bambino-gonfiabile emarginato (sì, una specie di pupazzo senziente). Best New Horror è un classico che può ricordare certe cose di King, in cui l'editor di un magazine horror farà diretta esperienza delle storie terrificanti che va cercando avidamente. Il canto della locusta è una rivisitazione della Metamorfosi di Kafka. Anche quando sfrutta un topos più vicino alla tradizione classica dell'horror/weird, Joe Hill lo contemporaneizza grazie al suo stile immersivo e diretto. Per esempio in L'ultimo respiro, dove il sinistro proprietario di un museo colleziona all'interno di ampolle gli ultimi respiri emessi dalle persone morenti, e in Un fantasma del Ventesimo Secolo (da cui il titolo originale della raccolta), che racconta dell'apparizione di un fantasma nella sala di un cinema.
Buona parte dei racconti partono da situazioni quotidiane problematiche che coinvolgono soprattutto ragazzi e ragazze: difficoltà nelle relazioni, instabilità psicologica, oppressione famigliare e incapacità di gestire la propria vita (Meglio che a casa, Ricovero volontario, La maschera di mio padre, Il mantello, Tra due basi, Il telefono nero, Pop Art).
Quasi tutti i testi di Ghosts sono stati pubblicati in precedenza su riviste americane; qualcun altro è inedito assoluto. Purtroppo l'edizione italiana ne omette due per ragioni inspiegabili. Al momento l'unico modo di leggerla è trovarla in qualche mercatino dell'usato o come fondo di libreria, ma è davvero difficile, altrimenti bisogna rivolgersi all'edizione anglosassone.
Le successive antologie di Hill sono state A tutto gas (uscita l'anno scorso) Un tempo strano (che uscirà in Italia questo giugno, in ritardo di tre anni sull'originale). I suoi romanzi migliori finora, a mio modestissimo parere, sono NOS4A2 e La vendetta del diavolo, degni del buon nome di famiglia.


I racconti di Ghosts:
  1. Best New Horror
  2. Un fantasma del Ventesimo Secolo
  3. Pop Art
  4. Il canto della locusta
  5. I ragazzi Van Helsing
  6. Meglio che a casa
  7. Il telefono nero
  8. Tra due basi
  9. Il mantello
  10. L'ultimo respiro
  11. Il bosco fantasma
  12. La colazione della vedova
  13. Bobby Conroy ritorna dal mondo dei morti
  14. La maschera di mio padre
  15. Ricovero volontario
  16. Ringraziamenti / La macchina da scrivere di Sherazade


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