terrerare_openmuseum

DARK: STAGIONE 3 (FINALE)


Dopo tre stagioni e tre anni di patema, Dark è arrivato alla fine. Nel bene o nel male si è concluso. Sì, perché è nata come trilogia (o meglio, come arco narrativo diviso in tre parti) e almeno per ora i produttori intendono rispettare questa nobile intenzione anziché rovinare tutto con sequel posticci. Dopo tanto patire a Winden le cose sono tornate alla normalità? Non ve lo dirò, e non lo saprete fino all'ultimo degli otto episodi previsti da questa terza stagione. Se volete sapere di cosa parla Dark, o quantomeno come inizia, vi rimando al post sulla prima stagione. Non è per fiacca, ma solo perché sulle stagioni successive è un po' impossibile parlare della trama, almeno tanto quanto è facile incappare in spoiler. Anche alla luce del fatto che, facendo di ogni scena una rivelazione, Dark è l'incarnazione del concetto di spoiler. Lol.

Dunque cosa ci lascia questa sconvolgente serie di produzione tedesca dopo tre anni? Questo posso provare a dirvelo, almeno secondo la mia personale esperienza. Ci lascia una spasmodica attesa per le nuove puntate che non si vedeva dai tempi di Lost, o prima ancora X-Files e Twin Peaks, serie a cui Dark può essere accostato per atmosfere e sapori, tra il maledetto e l'inafferrabile.

Proprio come Lost, ci lascia con un po' di amaro in bocca (in particolare nell'ultima parte) per la tendenza esponenziale a complicare le cose al di là della comprensione, e a far sembrare ogni dettaglio rivelatorio e determinante per la comprensione della soluzione, quando in realtà non è così. O magari sarà anche così nel progetto dei suoi creatori, i quali certamente avranno architettato con perizia matematica tutte le connessioni tra fatti e personaggi nei molteplici tempi in cui si svolge la narrazione. Ma non lo è per la percezione dello spettatore, che è perennemente confuso e gode di questa difficoltà proprio perché da essa deriva l'aspettativa di una risoluzione chiarificatrice, e di conseguenza il bisogno di andare avanti, di averne sempre di più (furbi 'sti produttori, eh?).

Ma ci lascia anche con il conforto di aver guardato un progetto strutturato per iniziare e concludersi, e la soddisfazione di non averlo visto andare in vacca come capitava a Lost dopo un paio di stagioni. Insomma, Dark non ha abusato oltre ogni limite concepibile della sua strategica complessità. Ci lascia con un finale in grado di mettere davvero fine a quanto abbiamo visto, risultato di un'equazione che a sentimento ci sembra funzioni perfettamente. A sentimento. Perché risalire a tutto il processo di calcolo che ha portato a quel risultato, e riuscire a vederlo dall'alto, è tutta un'altra faccenda. Dark ci lascia con la sensazione che sia stato un viaggio emozionante però fondato, più di ogni altra cosa, sull'estetica e sulla fiducia cieca. Ci siamo fidati, punto. Chi è che ora ha il coraggio di ripercorrere tutta la strada, magari in senso contrario, per vedere se davvero arriva dove dovrebbe?

Il pubblico di domani, che potrà spararsi l'intera serie in blocco, riuscirà più facilimente a capire la fitta rete di dinamiche personali e storiche che ne sono il cuore. Per tutti gli altri... qui c'è un bell'articolo che riassume la terza stagione.



Commenti