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PHISH: HOIST (1994) VERSO IL ROCK RADIOFONICO



Con Hoist, i Phish fanno un altro passo nell'assestarsi un po' più stabilmente sui territori del rock, senza tuttavia mancare di escursioni nel funky e nelle jam strumentali, così come nel country e nel bluegrass (genere, questo, a cui Mike Gordon è particolarmente affezionato). Rispetto a Rift, che aveva un'impostazione concept, Hoist è più rilassato e spontaneo, e i suoi brani nel complesso sono anche più forti e compatti. Viene scritto per la maggior parte dalla premiata ditta Anastasio-Marshall; viene registrato a Woodland Hills, California, tra ottobre e novembre 1993.
Con Hoist è la band, per la prima volta, a voler coinvolgere la casa discografica facendogli ascoltare i risultati delle registrazioni mentre l'album è in produzione. Non solo: vengono coinvolti anche altri musicisti, come Alison Krauss e Bela Fleck, per collaborare alle canzoni. Il produttore, Paul Fox, contribuisce poi a una prospettiva sonora moderna, provenendo dalla scena new wave. Le session di registrazione vengono filmate da Gordon e il video (di venticinque minuti) esce all'epoca su vhs con il titolo Tracking.
Hoist viene pubblicato nel marzo 1994 e si presenta come l'album più accessibile ed estroverso dei Phish, al punto da far storcere il naso ai fan (per qualche brano dal taglio decisamente commerciale, su misura per i passaggi in radio). Viene persino realizzato un videoclip per la canzone “Down With Disease”, che sarà il primo e unico della loro carriera. Ma il tentativo di raggiungere un più ampio pubblico non riesce come sperato: MTV e, in generale, i media della musica non si interessano ai Phish.


Hoist si apre con “Julius”, brano dall'arpeggio incalzante e una solida struttura, che rende appieno nella sua versione in studio quanto in quella dal vivo. Questa e diverse altre canzoni dell'album debuttano nell'aprile 1994 durante i primi show. “Down With Disease” ci riporta sull'amato terreno delle improvvisazioni live, raggiungendo subito lo status di cavallo di battaglia per bollenti jam dal vivo, ad oggi uno dei brani più eseguiti sin dalla sua apparizione a fine 1993. La terza traccia, “If I Could”, ha un mood ancora diverso, quello della ballad malinconica; dopo il 1995 in concerto si è fatta sempre più sporadica. “Ricker's Mailbox”, uno dei frammenti a base di rumori e suoni che ogni tanto i Phish infilano nei dischi (e nei concerti) deriva da un estratto dell'out-take “Buffalo Bill” (si veda più avanti).
Con “Axilla II” si passa al rock 'n roll distorto, infuocato e ben definito. La cosa curiosa è che esiste una “Axilla I” con un testo diverso (in effetti è l'ultima composizione di Trey Anastasio che si allaccia al ciclo di Gamehendge) eseguita spesso dal vivo, anzi molto più della parte II. “Lifeboy” riprende il tono riflessivo di una lenta ballad incentrata su fede, destino e amore, con un arpeggio morbido, intrigante, che contrasta con l'apparente semplicità della canzone. Apparsa dal vivo già all'inizio del 1993, le esecuzioni live di “Lifeboy” sono di grande atmosfera ma non molto frequenti, soprattutto dopo il 1995. Anche “Sample In A Jar” debutta nei primi mesi del 1993 ed è il “singolo” di Hoist, brano il cui appeal radiofonico è garantito da un ritornello insolitamente pop-rock (per il quale alcuni fan, allora, storsero il naso parlando già di “commercializzazione” della band). Tuttavia la canzone è arricchita da un finissimo assolo di Anastasio e armonie vocali non facili.


“Wolfman Brother” (composto dalla band al completo) è uno di quei brani che funzionano meglio quando esplorati in lungo e in largo dal vivo che non in un'essenziale versione studio come questa, che pure resta piacevole e incalzante, e ci fa tornare alle sonorità di Junta e A Picture Of Nectar. “Scent Of A Mule”, con il suo tipico testo umoristico, è una composizione di Gordon veloce e frenetica, da saloon, che si presta a fughe a metà tra bluegrass e jazz. “Dog Faced Boy” è un brano acustico dal sapore folk-country basato sulle armonie vocali; anche questo è firmato dai quattro membri della band al completo. “Demand”, infine, porta i tratti tipici di Anastasio, si accosta alle composizioni del primo periodo che si prestano alle jam e all'inclusione di pezzi provenienti da altre canzoni. Hoist si chiude infatti con l'innesto tra “Demand” e una jam live di “Split Open And Melt” risalente all'aprile 1993.
Tra le out-takes segnalate, “Simple”, “Runaway Jim”, “Memories”, “Buffalo Bill” (brano umoristico inciso e scartato se non per l'estratto che è diventato “Ricker's Mailbox”), oltre ad “Axilla I” (di cui ho parlato sopra). Guardando al repertorio live del periodo, balza all'occhio un'ultima rarità suonata solo tre volte nel 1993 e poi sparita per sempre: “Leprechaun”, descritta come una canzone tanto fine quanto incandescente, che porta il marchio delle composizioni stratificate e complesse del Trey Anastasio “prima maniera”. Peccato che sia irreperibile.
Tra il 1993 e il 1996, come abbiamo già visto, i Phish salgono di un gradino: le jam si fanno più frequenti e avventurose, i concerti e gli incassi si fanno più grossi. I tour naturalmente sono parte integrante anche nel 1994 che, anzi, è una tra le migliori annate da questo punto di vista. Il 26 giugno di quell'anno la band esegue Hoist per intero in concerto, sebbene tutti i brani abbiano già debuttato singolarmente in precedenza. Nel 1994, inoltre, ricordiamo almeno due eventi memorabili: Dallas (7 maggio) e Rhode Island (29 dicembre). Canzoni come “Tweezer” e “David Bowie” vengono estese a venti-trenta minuti di improvvisazione, le canzoni fuse insieme in medley torrenziali, le setlist stravolte con quello che i Phish vogliono suonare sul momento, sul palco. “Capitava spesso durante le jam e le prove, ma l'idea di farlo sul palco fregandocene della prudenza è stata memorabile”, racconta Mike Gordon. Quel momento segna il futuro dei Phish.



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