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BLACK MIRROR: STAGIONE 5


Eccomi di nuovo a parlare delle ultime serie tv che ho avuto il piacere (o il dispiacere) di vedere. Black Mirror è ormai un mostro sacro della tv, se ne parla sempre con una certa reverenza e piace anche a chi normalmente disdegna la fantascienza. Questo perché la fantascienza di Black Mirror è palesemente volta a riflessioni (o critiche esplicite) alla tecnologia di consumo e a certe abitudini che scandiscono la vita dell'uomo del Ventunesimo Secolo, e questo evidentemente piace anche al grande pubblico (un giorno il grande pubblico si accorgerà che la fantascienza ha sempre fatto questo genere di speculazione, ma questo è discorso per un altro giorno).
Tuttavia persino questa celeberrima serie targata Netflix ci ha dato segni di cedimento: nelle precedenti due stagioni (e forse anche prima) alcuni episodi erano poco significativi e persino bruttini. In più il recente tentativo di fare un episodio interattivo tipo libro-game (Bandersnatch) si è risolto in un'occasione sprecata dove una buona idea e un'ottima atmosfera purtroppo non vanno a parare da nessuna parte. Perciò ci potevamo aspettare un'altra stagione altalenante, anche se quei tre episodi (tre come nelle primissime stagioni) facevano ben sperare in una scelta selezionata e accurata. Invece Black Mirror 5 è terribile.


Il primo episodio è l'unico ad avere una buona idea e una buona partenza per poi sfociare nella piattezza di una soap. Due amici che giocano insieme nella realtà virtuale scoprono una diversa sessualità e finiscono per esserne dipendenti. Il suo delitto è perdere interesse verso il binomio sessualità/tecnologia per lasciare sempre più spazio allo scontatissimo dramma famigliare del protagonista.
Il secondo episodio è un elogio alla banalità: un uomo fa un incidente perché distratto da un social, la sua ragazza muore, quindi lui va fuori di testa, rapisce un dipendente della società produttrice dell'app per farsi ascoltare dal dirigente e fargli la ramanzina. Tutto è facilone in questo episodio, dai personaggi alla trama, prevedibili dall'inizio. Se il Tg1 facesse il servizio di questo avvenimento avrebbe pressappoco la stessa profondità.
Ma è con il terzo episodio che si tocca il fondo del fondo. Qui c'è persino Miley Cyrus come co-protagonista, che penso serva a testimoniare quanto Black Mirror sia scaduto nel commerciale puro, nella ricerca facile dell'audience più vasto possibile. In soldoni, una pop-star di successo ma con crisi esistenziali viene sfruttata senza pietà dalla zia malvagia che la mette fuori gioco e la rimpiazza con un ologramma. La salveranno una giovane fan e la sua sorella metallara. Non c'è molto da dire se non che l'episodio è un tripudio di stereotipi al limite dell'offensivo, e gli sporadici spunti con un po' di potenziale (un giocattolo superintelligente che mi ha ricordato Teddy di AI, un software che estrae dal cervello le "idee musicali") restano sullo sfondo o trattati in modo non credibile, persino farsesco. Ci manca Colin Firth e la commedia si potrebbe dire completa.
Naturalmente un giudizio così negativo è possibile solo confrontando questa stagione con le precedenti, perché nel panorama televisivo o cinematografico in generale è sempre meglio guardare la quinta stagione di Black Mirror che non Sex And The City, Studio Aperto o i film dei Vanzina (o, se è per questo, ascoltare Miley Cyrus). Per quanto qui siano trattate all'acqua di rose, da queste tematiche potrebbero comunque scaturire due domande. Magari per un pubblico molto giovane e meno avvezzo alla complessità, perché no, potrebbero persino risultare stimolanti.

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