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THE HAUNTING OF HILL HOUSE: MINISERIE



Torno a parlare di serie tv dopo un po' dal mio ultimo post per consigliarvi la serie che si è guadagnata il primo posto della mia personale classifica delle serie viste nel 2021. Si tratta di un horror diretto per Netflix da Mike Flanagan (Doctor Sleep, Midnight Mass), liberamente tratto dal romanzo di Shirley Jackson del 1959, ma che va molto oltre il testo originale. A mio avviso è un esempio di adattamento e attualizzazione perfettamente riuscito, anzi, oltre le aspettative (...capito, David Goyer?).
In breve, è la storia della famiglia Crain, di cui sono rimasti il padre e cinque figli. Tutti loro vivono nel ricordo delle esperienze paranormali vissute a Hill House durante un'estate del passato, terminata con la scomparsa della madre in circostanze molto oscure. Trovandosi a dover fronteggiare un nuovo lutto collegato a Hill House, ognuno dei membri della famiglia è costretto ad affrontare i fantasmi del passato e soprattutto quelli interiori.
Hill House è splendidamente realizzata e dannatamente agghiacciante. Mi rendo conto che dalle poche righe con cui l'ho riassunta potreste pensare alla storia tutt'altro che originale di una casa infestata e una famiglia disgregata. Vi assicuro che non è così. Cioè, sì, c'è una casa dove succedono cose strane e, sì, la famiglia ne esce a pezzi. Ma il punto è che il grande horror è quello che ci fa provare disagio e inquietudine di fronte alla verità che più ci terrorizza. Non solo la morte, ma tutto lo spettro di esperienze che la preannunciano: la malattia fisica e mentale, l'isolamento, l'autodistruzione, l'esperienza dell'ignoto. Ne ho parlato più in dettaglio in un articolo su Pet Sematary di Stephen King, romanzo che affonda in un substrato del tutto simile a quello di questa serie.


L'inquietudine trasmessa da Hill House scaturisce dal fatto che ciascun personaggio è intrappolato nella sua versione di un passato che potrebbe avere una spiegazione paranormale o una ancora peggiore: la pazzia. Tutti i membri della famiglia Crain sono chiusi in un bozzolo insieme ai loro fantasmi (quelli interiori) e trovano rifugio e consolazione in comportamenti sbagliati: una abbraccia la carriera di becchino; uno campa scrivendo libri di bassa lega sulle case infestate; un altro cade e ricade nella tossicodipendenza; il padre sceglie di proteggere i figli mentendo e restando distante. Tutti falliscono miseramente come esseri umani.
La sofferenza della vita è il punto fondamentale di Hill House. I fantasmi sì, ci sono, ma come in Shining sono elementi della storia, non sono il motivo per cui raccontarla. A questo si aggiunge la narrazione su due piani (il passato e il presente) che svela le informazioni con maestria, mantenendo un velo di "non detto" fino alla fine e senza deludere nel finale (cosa tutt'altro che scontata con premesse di questo tipo). Elegante anche la messa in scena che sfrutta accorgimenti originali negli stacchi da una scena all'altra (richiami tra personaggi che compiono azioni simili) e gioca con piani sequenza molto lunghi (l'episodio 7 in particolare), dimostrando anche la bravura degli attori.
Flanagan è un fan di Stephen King, ha diretto alcuni suoi adattamenti e Hill House deve certamente molto all'Overlook Hotel di King (e anche a quello di Kubrick) per come è concepito il suo lato sovrannaturale. E ritroviamo un certo stile kinghiano nel modo in cui i personaggi vengono delineati, primi fra tutti Steven, scrittore tormentato, e Theo, dotata di capacità da sensitiva.
La serie si chiude in dieci episodi, ma esiste un altra stagione di The Haunting chiamata Bly Manor, che racconta di un'altra casa e un'altra famiglia. Nel mio 2022 non mancherò di guardarla come pure l'ultimo lavoro di Flanagan, Midnight Mass.
 


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